No provengo de otro planeta, sin embargo yo y toda mi especie es diferente a la de los hombres.Existimos desde hace mucho tiempo, desde antes del primer homo, desde antes del primer anfibio y de la primera planta, existimos desde que el mundo existe.
Presenciamos cada una de las etapas de la tierra, asistimos al escenario de cada época de la humanidad, hemos sido espectadores de momentos que los hombres actuales sólo pueden imaginar y reproducir con vaguedad.
argamos con siglos y siglos de historia propia, con siglos y siglos de pertenencia a la existencia, y aún así mi tribu, mi especie, no tiene nombre. Como no lo tengo yo, que soy el más viejo entre los míos. Y como no lo tiene nada de lo que nos rodea.
Nuestro modo de perdurar en el tiempo a pesar de los años que pasan sin siquiera rozarnos es precisamente ése: no nombrar, no pronunciar, no etiquetar nada de lo que existe. Como es fácil imaginar, no poseemos una lengua para comunicarnos, no sabemos cantar. En cambio nos expresamos con elocuencia a través de bailes y en vez de crear música, sabemos escuchar a la perfección la música de la naturaleza.
Nuestra perenne presencia en el mundo se debe a una realidad que descubrimos, comprendimos y aceptamos desde el momento en que nacimos: TODO AQUELLO QUE ES NOMBRADO ESTÁ CONDENADO A DESAPARECER. Es una regla cósmica fácil de deducir, sin embargo los hombres desde que comenzaron a existir se empecinaron en querer hablar, y hablando pasan más tiempo de lo que piensan. Han nombrado al agua, al viento, al cielo y a los animales. Y aunque siendo sinceros, han sido originales en los nombres otorgados a cada elemento existente, al mismo tiempo han inventado cosas con nombres horribles como ''guerra'', ''machismo'',''norte'', ''sur''.
Han puesto un nombre a cada cosa, han puesto nombre aún a aquello que no es cosa, lo han obligado a perecer a fuerza de fonemas. El amor /a m o r/, la esperanza /e s p e r a n θ a/, la igualdad /i g w a l d a d/, conceptos que deberían ser aplicados por los hombres y no nombrados...
Somos seres especiales, nuestros cuerpos están hechos de luz, habitamos en tierras que el hombre no conoce, y donde no nos encontrará. Hemos viajado muchas veces y así hemos conocido maravillas de este planeta. Nos comunicamos puramente con la danza, nos alimentamos de lo que no decimos... Y cuando amamos nos volvemos fuego, hacemos el amor, nos perdemos y unimos en una candidez inmaterial.
Nuestra población no es numerosa como la los seres de carne y hueso. No superamos el número de una ciudad. Podemos reproducirnos, pero lo hacemos muy lentamente. Nuestras vidas son eternas, ya lo he dicho, está claro que jamás habíamos pronunciado la palabra ''muerte''.
Y aunque somos lo que los humanos normales definirían "perfectos", al pronunciar esta palabra he dejado de serlo. Es hoy, que deseamos nosotros también, desaparecer. Hemos gozado la vida suficiente tiempo, el hombre ha dado nombre a tantas cosas que conocíamos como eternas, ha hecho un uso tan retorcido de las palabras que no nos apetece seguir escuchándolo. He visto morir al último dinosaurio el mismo día que inventaron esa palabra. Han matado al amor solo con pronunciar millones y millones de veces las palabras ''te amo''.
Conozco la lengua de los hombres, he sabido siempre cómo hablar, y con esta misma lengua es que por primera y última vez en mis siglos en este mundo firmo la declaración del final de nuestra especie. Estamos ya muy cansados de ver cómo hombres y mujeres siguen nombrando e inventando palabras horribles.
Algún día alguien encontrará este escrito. Creerá que es simple fantasía. Un cuento poco original.
Mejor así.
®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®
Non provengo da un altro pianeta e comunque tutta la mia specie è diversa da quella degli uomini.
Esistiamo da molto tempo, da prima del primo homo, da prima del primo anfibio e della prima pianta, esistiamo da quando il mondo è mondo.
Fumo presenti in ogni tappa della terra, assistemmo allo spettacolo di ogni epoca dell'umanità, fumo spettatori di momenti che gli uomini dell'attualità non possono nemmeno immaginare e tanto meno riprodurre.
Abbiamo addosso secoli e secoli di storia propria, secoli e secoli di appartenenza all'esistenza e comunque, la mia tribù, la mia specie, non ha un nome. Neanche ce l'ho io, il più vecchio tra i miei. Niente di quello che ci circonda ha un nome.
Il modo in cui perduriamo attraverso gli anni, che passano e passano senza nemmeno sfiorarci, è precisamente quello: non nominare, non pronunciare, non mettere etichette a nessuna cosa esistente. Com'è facile immaginare, non abbiamo una lingua per comunicare, non sappiamo cantare. In compenso ci esprimiamo con eloquenza tramite i balli, e anche se non siamo capaci di creare musica, sappiamo ascoltare perfettamente la musica della natura.
La nostra perenne presenza su questo mondo è dovuta ad una realtà che scoprimmo, comprendemmo ed accettammo dal momento stesso della nostra nascita: TUTTO CIO' CHE HA UN NOME E' CONDANNATO A SPARIRE. Si tratta di una regola cosmica facile da dedurre, e tuttavia gli uomini da quando cominciarono ad esistere si ostinarono a voler parlare, ed è proprio parlando che passano più tempo di quello che usano per pensare.
Hanno dato nomi all'acqua, al vento, al cielo e agli animali. Siamo sinceri e gli facciamo i complimenti per l'originalità dei nomi concessi a ogni elemento esistente, però alla sua stessa volta hanno inventato cose con nomi orribili come "guerra", "maschilismo", "nord", "sud".
Hanno nominato ogni cosa, hanno messo nome persino a quello che non è una cosa e l'hanno costretto a perire a forza di fonemi. L'amore /a m o r e/, la speranza /s p e r a n ts a/, l'uguaglianza /u g w a ʎʎ a n ts a/, concezioni che dovrebbero essere applicate dagli uomini e non nominate...
Siamo esseri speciali, i nostri corpi sono fatti di luce, abitiamo in terre che l'uomo non conosce, dove non ci troverà mai. Abbiamo fatto tantissimi viaggi e abbiamo conosciuto le meraviglie di questo pianeta.
Comunichiamo esclusivamente con il ballo, ci alimentiamo con quello che non diciamo... E quando amiamo diveniamo fuoco, facciamo l'amore, ci perdiamo e ci uniamo nella nostra candidezza immateriale.
Il nostro popolo non è numeroso come quello degli essere fatti di carne e ossa. Non superiamo il numero di una città. Possiamo riprodurci, ma lo facciamo molto lentamente. Le nostre vite sono eterne, l'ho già detto, ed è chiaro che mai prima abbiamo pronunciato la parola "morte".
E anche se siamo ciò che gli umani normali definirebbero "perfetti", avendo scritto questa parola abbiamo smesso di esserlo. Oggi è il giorno, oggi desideriamo più di qualunque altra cosa, sparire. Ci siamo goduti la vita durante tanto tanto tempo, l'uomo ha dato nome a molte cose che noi conoscevamo come eterne, ha fatto un uso contorto delle parole e adesso non gradiamo più di continuar ad ascoltarlo.
Vidi morire l'ultimo dinosaurio lo stesso giorno che inventarono quella parola. Ammazzarono l'amore col costante ripetere delle parole ''ti amo''
Conosco la lingua degli uomini, ho sempre saputo come parlare e con questa stessa lingua per prima ed ultima volta nei miei secoli di vita su questo mondo, metto la firma nella dichiarazione della fine della nostra specie. Siamo già molto stanchi di vedere come uomini e donne continuano a dare nomi e ad inventare parole orribili.
Qualche giorno, qualcuno, troverà questo manuscritto. E crederà che si tratta di una semplice fantasticheria. Un racconto poco originale.
Meglio così.
2 commenti:
bello, nella tecnica di narrazione...
spiazzante, nell' originalità... inqietante, nel significato...
direi che sia il racconto migliore che tu abbia scritto... il più denso di significato... un significato che magari non ho pienamente capito con il cervello... ma sicuramente ho percepito con il cuore...
Posta un commento